VII Rapporto Ceis – Sanita’ 2009 (17 giu).

Il sistema sanitario italiano, da un punto di vita organizzativo, vede alcune tendenze comuni come l’accorpamento delle Asl e la riduzione dei posti letto per acuti, ma con velocita’ diverse e altrettante forze centrifughe a livello regionale, da ultimo accelerate per effetto del federalismo. E’ quanto emerge dal VII Rapporto Ceis – Sanita’ 2009, dell’Universita’ di Tor Vergata, presentato oggi a Roma.

La dimensione media delle Asl sfiora oggi i 350.000 abitanti, ma con una variazione regionale molto accentuata: considerando i casi estremi, si passa da 1,5 milioni di abitanti della unica Asl della Regione Marche, ai 118.200 della Regione Basilicata, con un rapporto di 1 a 12.

Analogamente la dimensione media dei distretti passa dai 154.000 abitanti in media della Regione Lazio (superando di fatto la soglia dei 60.000 abitanti indicata dalle norme) a meno di 25.000 del Molise (con una rapporto di circa 1 a 6).

Le differenze sono ancora piu’ marcate per altre forme di presidio che caratterizzano la primary care: i punti di guardia medica vanno dai 61.700 abitanti in media per punto di guardia medica della P.A. di Bolzano ai 4.200 della Regione Basilicata); i consultori dai 57.000 abitanti in media della P.A. di Trento ai 5.700 della Regione Valle D’Aosta e i Centri di salute mentale dai 118.200 abitanti in media nella Regione Basilicata ai 15.700 della Regione Valle D’Aosta.

Secondo i dati piu’ recenti disponibili (2007) il personale dipendente delle Asl, al netto di quello impegnato nei presidi ospedalieri a gestione diretta, varia da 6,5 dipendenti per 1.000 abitanti della Valle d’Aosta, all’1,4 della Lombardia, con una media nazionale di 3,0. Dunque, il Ceis evidenzia ”la forte disparita’ di personale con cui si gestiscono le attivita’ extra-ospedaliere”, e anche come ”nell’ultimo quinquennio per quanto la numerosita’ del personale sia in media leggermente diminuita (-3,6% nel quinquennio), le Regioni approssimativamente si equiripartiscono”: poco piu’ di meta’ hanno aumentato il personale, in particolare la P.A. di Bolzano, la P.A. di Trento e Basilicata (rispettivamente con +94,1%, +41,3% e +29,8%), mentre le altre lo hanno diminuito (in particolare in Lombardia -36,3%, e la Liguria -26,2%.

Passando ai presidi ospedalieri, la tendenza e’ a un riduzione degli stessi e anche dei posti letto, ma con velocita’, modalita’ e livelli difformi fra le Regioni.

Circa due terzi delle Regioni e Province Autonome hanno, nel periodo 2000-2007, ridotto contemporaneamente numero di strutture e di posti letto, e di queste circa meta’ hanno ridotto i posti letto in una percentuale maggiore rispetto a quella delle strutture. Ad oggi la densita’ di posti letto per acuti ogni 1.000 abitanti registra un valore medio nazionale pari a 3,8; le Regioni con minore dotazione di posti letto per acuti risultano la Campania e il Piemonte con, rispettivamente 3,3 e 3,4 posti letto per acuti ogni 1.000 abitanti. Per contro, la Regione che presenta la densita’ di posti letto per acuti piu’ elevata e’ il Molise con 5,2 posti letto ogni 1.000 abitanti. La disomogeneita’ territoriale e’ significativa anche nel caso dei posti letto per riabilitazione e lungo degenza. A fronte di una media nazionale pari a 0,6 posti letto per non acuti ogni 1.000 abitanti, a livello locale si registrano dotazioni che variano da 1,3 posti letto nella P.A. di Trento sino alla completa assenza di tale tipologia nella Valle d’Aosta. Il personale dipendente dei presidi ospedalieri pubblici e’ pari a circa 2,6 unita’ per posto letto (media nazionale al netto degli universitari), passando da un minimo di 1,9 registrato in Molise, a un massimo di 3,1 del Friuli Venezia Giulia e della P.A. di Bolzano. Anche in questo caso gli organici medi risultano significativamente diversi: nel quinquennio 2002-2007 (ultimo dato disponibile) il personale assegnato alle strutture di ricovero e cura pubbliche in meta’ delle Regioni sembra aumentare, in particolare in Molise e in Liguria (rispettivamente +14,9%, +13,3%), mentre diminuisce nel restante 50% delle Regioni, in particolare nella P.A. di Bolzano (-6,6%), con una tendenza alla riduzione del 1,2% annuo.